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YUNAN di Ameer Fakher Eldin

(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)

Berlino, 13 – 23 Febbraio 2025

Munir è uno scrittore arabo esiliato in Germania. L’unico contatto che gli rimane con il suo paese è attraverso le telefonate con la madre che soffre di demenza e pertanto neanche lo riconosce. A seguito di frequenti attacchi di panico, su suggerimento del suo medico, si allontana da Amburgo per una breve vacanza su un’isola sperduta al nord. In verità porta con sé una pistola per porre fine alla sua vita. L’incontro con la donna che lo ospita nella sua guest house, cambierà radicalmente il suo destino…

Ameer Fakher Eldin, regista di origini siriane, presenta alla Berlinale il suo ultimo film Yunan dove ancora una volta affronta le tematiche a lui care. Oramai tedesco per naturalizzazione, non abbandona le problematiche legate all’esilio forzato che riguarda il mondo arabo in generale e la ricerca di una propria identità. Munir, interpretato dall’attore libanese Georges Khabbaz, mostra una palese insoddisfazione per la sua vita, inevitabilmente lontana dalla sua casa e dai suoi affetti. Nella sua mente riecheggiano i racconti della madre, racconti che non si stancava mai di ascoltare e che ora si ripetono come un mantra. Lui stesso lavora di immaginazione e si ritrova testimone di una coppia di pastori che vivono isolati e che non riescono a comunicare. L’uomo ignora le attenzioni della moglie perché, seguendo la storia narrata, non può comunicare non avendo una bocca, un naso e persino neanche le orecchie. Ovviamente tutta una metafora che Munir fa sua per descrivere lo stato d’animo di un uomo isolato nel nulla e privato di qualsivoglia manifestazione d’amore. Quando oramai sembra tutto perduto, lo scrittore incontrerà la solidarietà di Valeska (Hanna Schygulla) un’anziana donna che vive con il figlio. Con la sua semplicità e con le piccole attenzioni gli darà una nuova speranza. Nel film il regista parla di un ritorno al luogo d’origine ma in effetti, nel suo caso, si tratta di attraversare un confine simbolico. Una nostalgia quindi per una patria che vive solo nella sua immaginazione e sulla quale ha riversato tutte le sue fantasie. Un film fatto di sentimenti delicati, di una lotta senza fine per un futuro e un rammarico per ciò che si è lasciato nel passato. In cerca di un posto fuori da ogni civiltà, il regista ha scelto di girare diverse scene nella campagna pugliese, che sembrava evocargli paesaggi biblici. Un film che meriterebbe l’Orso d’Oro. Vedremo tra qualche giorno come andrà a finire. Verrà distribuito in Italia dalla Fandango.

data di pubblicazione:19/02/2025








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