L’ULTIMA SFIDA di Antonio Silvestre, 2025

L’ULTIMA SFIDA di Antonio Silvestre, 2025

La pellicola racconta la storia di Massimo De Core (Gilles Rocca,) calciatore a fine carriera e incrollabile bandiera della sua squadra, che per anni ha sfiorato la possibilità di vincere un importante trofeo senza mai riuscirci. Quando finalmente raggiunge l’insperata finale della Coppa di Lega e la città esplode di entusiasmo, il sogno di vincere rischia di sfumare per l’ingresso ‘in gioco’ di un’organizzazione criminale.

Il regista Antonio Silvestre esordisce dietro la macchina da presa in un lungometraggio di finzione raccontando una storia ambientata nel mondo del calcio. Nel film si racconta un dietro le quinte di cui la cronaca è stata spesso protagonista, dove accanto a Gilles Rocca interprete di numerose fiction di successo come Carabinieri, Distretto di polizia, c’è anche la protagonista femminile, l’attrice Michela Quattrociocche (Scusa ma ti chiamo amore e Scusa ma ti voglio sposare tratti dai romanzi di Federico Moccia).

La cronaca, dicevamo: il mondo del pallone preso di mira dal fenomeno del calcioscommesse; di contorno, poi, si aggiunge anche la realtà del calcio femminile, in lenta ma costante crescita, sommata alla piaga della molestia sessuale. Ecco, qui uno dei limiti di questa opera: si sommano i due temi, senza che nessuno dei due abbia lo spazio che merita, entrambi temi privi di qualsivoglia consistenza o ragionamento valido. In più, non è chiara la dimensione del tutto, una finale di Coppa di Lega, una partita che sembra la più importante del mondo, eppure il tutto ha un tono ‘provinciale’, in uno stadio più piccolo di uno qualunque dell’odierna Serie C e un’attenzione mediatica assai ambigua.

Gli attori sono enormemente piatti nella loro recitazione, l’andamento è monotono, per non parlare della credibilità del tutto; si può dunque dire che da L’ultima sfida, come opera prima, ci saremmo aspettati un guizzo di novità che non è arrivato. Occasione mancata.

data di pubblicazione:02/04/2025


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NONOSTANTE di Valerio Mastandrea, 2025

NONOSTANTE di Valerio Mastandrea, 2025

Un uomo trascorre tranquillamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. E’ ricoverato ed è in coma da lungo tempo, la sua ‘anima’ sta da un po’ in quella condizione a vagare, ma è questa condizione che gli sembra il modo migliore per vivere la sua vita. In quella preziosa routine che scorre senza intoppi, arriva una nuova persona che viene ricoverata nello stesso reparto, aggiungendo un altro ‘nonostante’ al contesto.

La storia del film è surreale e onirica, ma ha la sua origine nel dolore profondo, che riguarda la paura della morte propria e delle persone amate, tipica di un cinquantenne per il quale questo pericolo diventa inaspettatamente più concreto. Nonostante è dedicato ad Alberto Mastandrea, il padre di Valerio scomparso nel 2023, la genesi del film sembra quindi proprio questa e si respira dall’inizio alla fine quella pesantezza, a volte più mitigata e altre volte meno dall’istrionismo dell’attore italiano.

Sei anni dopo RIDE – film che si interrogava sulla eventualità (o meno) di soddisfare le attese del mondo nell’elaborare un lutto – Valerio Mastandrea torna dietro la macchina da presa con questo suo secondo film da regista, in cui l’attore risulta coraggioso e più maturo, mostrandoci una storia d’amore originale sì, ma che alla lunga può risultare con un andamento lento che coinvolge fino ad un certo punto. Il racconto di una “vita nella non vita” può a tratti risultare indigesto, tanto che si può anche dire che siamo un po’ al confine, in un mondo ambiguo, in parte metaforico e in parte anche vero.

I temi che Nonostante stimola sono molti, dalla faccenda della vita dopo la morte, alle più semplici considerazioni sul fluire del tempo, sul valore della memoria e sul senso delle relazioni affettive, ma forse affrontarli in questo modo così surreale risulta un po’ troppo ardito.

data di pubblicazione:25/03/2025


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U.S. PALMESE di Antonio Manetti e Marco Manetti, 2025

U.S. PALMESE di Antonio Manetti e Marco Manetti, 2025

Il film, una vera e propria fiaba calcistica, è ambientato a Palmi, in Calabria, dove Don Vincenzo (Rocco Papaleo), geniale agricoltore in pensione, ha un’idea pazza per rialzare la squadra di calcio locale: organizzare una singolare raccolta fondi per ingaggiare Etienne Morville (Blaise Afonso), giocatore di Serie A dal pessimo carattere ma tra i più forti al mondo. Seppure malvolentieri, Morville lascerà Milano per trasferirsi a Palmi per provare a rimettere in sesto la sua immagine.

I fratelli registi Marco e Antonio Manetti, in arte Manetti Bros, dopo Ammore e malavita, tornano al Sud e mettono in scena una gradevole commedia sul filone ‘film di genere’- in particolare calcistico – mischiando la passione per lo sport con una serie di trovate tipiche del loro genio cinematografico. In ciò vengono aiutati dalle colorate interpretazioni di un Rocco Papaleo in stato di grazia e da una serie di personaggi, primi fra tutti lo spassoso mister interpretato da Max Mazzotta, un coacervo di simpatia e di espressività tipica calabrese. Menzione d’onore va anche alla poetessa interpretata da una splendida Claudia Gerini, che si mette in gioco in un ruolo divertentissimo cucito apposta su di lei. Alcuni sono riferimenti cinematografici – televisivi volutamente presenti, a partire da Fuga per la vittoria per arrivare al cartone Holly e Benji.

Il riferimento neanche troppo velato è alla carriera di Mario Balotelli, in un’opera che vuole sicuramente raccontare un altro Sud, poco visto sul grande schermo, lontano dagli stereotipi tipici del meridione, mostrandolo come un posto stupendo e anche lontano dai canoni di bellezza turistici, sovente in primo piano in molte altre opere televisivo/cinematografiche.

Si esce dalla visione con tanti buoni sentimenti e (perché no) anche divertiti, in un panorama di film fatti bene ma intrisi di molta cupezza e a volte di poca originalità.

data di pubblicazione:24/03/2025


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LA CITTÀ PROIBITA di Gabriele Mainetti, 2025

LA CITTÀ PROIBITA di Gabriele Mainetti, 2025

La storia è quella di Mei (Yaxi Liu), una ragazza cinese che arriva a Roma per cercare la sorella scomparsa. Qui si imbatte in Marcello (Enrico Borello), che porta avanti il ristorante della sua famiglia all’Esquilino, in compagnia della madre (Sabrina Ferilli) e sotto l’egida di un criminale locale amico di famiglia (Marco Giallini)

Dopo i super-eroi, Mainetti si cimenta in un’opera piena d’arti marziali provenienti dall’Oriente, ambientata dove se non nei pressi di Piazza Vittorio a Roma, il quartiere più multiculturale della città, la Chinatown romana di Gabriele Mainetti, nel segno della ‘fusione’ di etnie, culture e modi di vivere profondamente diversi.

La domanda si pone spontanea: il giovane regista ha per caso ridotto la forza delle sue ambizioni? È diventato qualcosa di più ‘ordinario’? La risposta è: neanche per sogno! Kung Fu in salsa romana, ladies and gentleman, con quel tocco di ironia e comicità surreale, ben adattata alla sceneggiatura e al contesto romano, in ciò supportata dal bravo e giovane Borello e da uno strepitoso (come sempre) Giallini. ‘Sabrina nazionale’, anche lei, in grande spolvero. Si tende sempre (ahimé!) a fare i confronti con le opere precedenti, e possiamo anche dire che non siamo ai livelli del primo originalissimo e riuscitissimo Lo chiamavano Jeeg Robot.

L’adrenalina risulta sempre e comunque la stessa, con spunti tarantiniani alla ‘Kill Bill’ e anche un po’ felliniani (il nome del protagonista, Marcello, il giro in vespa, ecc), ma sappiamo bene che Mainetti non ha paura di citare, mettendoci però sempre del proprio, con tanto di arti marziali, di quelle che per andare bene hanno bisogno di coreografie centrate, di sangue versato a bizzeffe, di denti che finiscono ad adornare il pavimento e di combattimenti selvaggi. La protagonista risulta molto credibile e si muove in questo contesto molto bene.

In sintesi: guardatelo, La città proibita lo merita, in modo che poi non si potrà più dire che di italiano, al cinema, ci sono sempre gli stessi film.

data di pubblicazione:12/03/2023


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MICKEY 17 di Bong Joon Ho, 2025

MICKEY 17 di Bong Joon Ho, 2025

Dallo sceneggiatore/regista, premio Oscar® per Parasite, Bong Joon Ho, arriva la sua nuova esperienza cinematografica, dove l’improbabile eroe Mickey Barnes (Robert Pattinson) si ritrova nella straordinaria circostanza di lavorare per un datore di lavoro, che richiede il massimo impegno per il lavoro: morire, per vivere.

Mickey è una persona piuttosto nella media, ancora più di classe inferiore, potremmo definirlo un classico loser delle più svariate esperienze cinematografiche passate, un uomo qualunque che, inguaiato nella vita terrestre e inseguito da folli strozzini, decide di intraprendere un folle viaggio, in astronave, destinato in un immaginifico pianeta chiamato Niflheim.

Sono questi i presupposti della nuova opera di Bong Joon Ho, tratto dal romanzo fantascientifico di Edward Ashton dal titolo Mickey7, che dopo Parasite si cimenta in un’altra sceneggiatura, legata alla classe sociale e al modo in cui le persone si trattano a vicenda, sicuramente accentuando la malvagità degli esseri umani gli uni verso gli altri, inserendo anche un concetto così unico: la stampa umana, una cosa molto diversa dalla clonazione umana. Oltre a Pattinson, c’è anche Mark Ruffalo che interpreta un personaggio chiave, il cattivo e il dittatore, si potrebbe dire, personaggio legato alla satira politica e agli aspetti comici di questo film, un megalomane perso nella sua folle visione di conquistare un altro pianeta per creare una nuova civiltà umana migliore e più “pura” della precedente. Ogni riferimento a Elon Musk non è assolutamente casuale. Toni Collette interpreta sua moglie, Ylfa, altro piccolo propulsore che guida la storia. Nasha (Naomi Ackie) è in realtà il personaggio più potente, più carismatico e valoroso, una vera e propria guida per Mickey.

Questo è un film che potrebbe sembrare di fantascienza, in cui le persone vanno su pianeti alieni, dove c’è un’astronave e tutto il resto, ma parla anche di un sacco di persone sciocche, che lo rendono molto divertente in alcuni tratti, facendone anche una commedia e una storia molto umana, con un senso dell’umorismo selvaggio.

Sebbene appaia meno geniale rispetto al suo precedente capolavoro, riesce comunque a stupire, intrecciando comicità grottesca e critica sociale attraverso un paladino imperfetto che cerca di fare del suo meglio in modo inadeguato.

data di pubblicazione:05/03/2025


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