BOOMERANG di Shahab Fotohui, 2024

BOOMERANG di Shahab Fotohui, 2024

Prima internazionale nel contesto della XXX edizione del MedFilm Festival. Opera che ci mostra un Iran diverso a quello diffuso dai nostri stereotipi occidentali. Una settimana di vita a Tehran, città caotica la cui dimensione metropolitana si innesta sulle vicenda private di quattro protagonisti: una coppia in crisi e due giovani agli albori di una relazione.

Cinema anti-holywoodiano dai ritmi lenti (v. Kiarostami). Coniugi dai sentimenti declinanti che cercano di sciogliere le ambiguità del proprio rapporto e due giovani dal sentimento nascente. Lei, la ragazza è la figlia della coppia e ha un rapporto ambivalente e reticente con il padre. Film ricchissimo di dialoghi: in casa, in auto, nel caos del traffico. Budget essenziale e ricerca di atmosfera. Per scoprire che le questioni amorose in Iran non sono poi troppo diverse da quelle nostrane e che la repressione della donna non è un caso all’ordine del giorno nella quotidianità abitudinaria della vita nella capitale. Interminabile piano sequenza nel deserto con vista lago sfuggendo per un momento al caos metropolitano di Tehran. Senza entrare nel merito politico questo è il miglior merito dell’opera, un biglietto da visita quasi antropologico, per mostrarci un altro punto di vista su un Paese che conosciamo poco. L’istantanea sulla nazione non contiene giudizi di valore ma vuole solo fotografare una realtà privata. Il finale è estremamente aperto. Dopo un intenso tentativo di spiegazione con il marito la donna perlustra la possibilità di affittare un appartamento per se per la figlia, prodromo di una possibile separazione. Ma rimane sul balcone, incerta mentre scorrono i titoli di coda. Cambierà vita, lascerà il marito o si rassegnerà al quieto declino di coppia? Il loro caso esemplificativo, come quello di novanta milioni di connazionali. Incerto il futuro distributivo visto lo scarso appeal commerciale.

data di pubblicazione:16/11/2024


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CAPITOLO DUE di Neil Simon

CAPITOLO DUE di Neil Simon

uno spettacolo di Massimiliano Civica, con Maria Vittoria Argenti, Ilaria Martinelli, Aldo Ottobrino, Francesco Rotelli, scene di Luca Baldini, costumi di Daniela Salernitano, luci di Gianni Staropoli, produzione Teatro Metastasio di Prato

(Teatro Vascello – Roma, 12/17 novembre 2024)

Il Capitolo due riguarda il tentativo di ritrovamento sentimentale di uno scrittore colpito dal lutto importante della moglie. Ispirato da una dolorosa esperienza personale Simon trasfonde nel plot il proprio spiazzamento mettendo a regime la grande disinvoltura drammaturgica dei suoi scoppiettanti dialoghi..

Il Simon che non ti aspetti e in versione double face. Perché a un primo tempo sulfureo, ricco di battute che arrivano al cervello e alla pancia dello spettatore succede una ripresa meditabonda e tristanzuola. Le due ore di spettacolo annunciate dallo speaker diventano quasi tre ed è un po’ difficile scrollarsi di dosso la vivacità piacevole dell’avvio per inoltrarsi nell’imbarazzo di un viaggio di nozze poco riuscito con il nuovo amore. La complessità del personaggio (uno scrittore di successo, brillante ma imbranato) richiede tempo e un cammino cosparso di chiodi. E non tutto fila liscio nell’illustrazione del cambiamento che si traduce in brusche giravolte in cui la donna sposata sembra preda dei suoi mutamenti repentini d’umore. Dunque due gusti contrastanti in scena con chiara preferenza per l’amabilità del primo. E la conclusione è una captatio benevolentiae un po’ troppo facile. Una canzone di Battisti sciorinata dalla prima nota all’ultimo per chiudere la vicenda della riconciliazione mentre le luci di scena progressivamente si spengono. L’autore più rappresentato a Broadway ci presenta il suo lato oscuro con un testo vecchio di 47 anni. Permane l’ambientazione americana. Efficace la compartecipazione attoriale. Gli interpreti simulano il suono del telefono e del campanello saltando l’artificiosità del gesto. La sinergia che stabiliscono è puramente dialettica e mentale, i loro corpi raramente intereagiscono.

data di pubblicazione:14/11/2024


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RISVEGLIO DI PRIMAVERA di Frank Wedekind

RISVEGLIO DI PRIMAVERA di Frank Wedekind

allestimento e scenofonia di Roberto Tarasco, regia di Gabriele Vacis, attori della compagnia teatrale PoEM

(Teatro Ateneo – Roma,11/12 novembre 2024)

Un classico della drammaturgia molto caro a Manuela Kustermann e al compianto Giancarlo Nanni in una sobria e levigata rappresentazione di una compagnia di giovani formati al Teatro Stabile di Torino e magnificamente assemblati da Roberto Tarasco e Gabriele Vacis. Uno spettacolo in cui funziona tutto con lineare semplicità.

Diede scandalo Wedekind, il primo uomo di teatro a interessarsi (qualcuno suggerì “morbosamente) dello sboccio della pubertà giovanile alla fine dell’800. Il testo fu scritto nel 1891 ma rappresentato solo nel 1906 (in scena però si parla del 1901) proprio per il carattere giudicato scandaloso del plot. Tutto parte dalla misurazione della gonna di una quattordicenne. La scoperta del sesso, le fantasticherie in ambiente scolastico, il difficile passaggio a un’era di transizione e contrasto in cui non è troppo chiaro come nascono i bambini, è la contraddizione esulcerante nel rapporto con i genitori. Scarno gioco di luci ma uso coreutico dell’ensemble con ragionato uso della musica. La rivisitazione contempla tocchi d’attualità e persino la riscoperta di un pezzo vintage di De Gregori risalente a cinquanta anni fa. Il dolore di un’età difficile sboccia con passaggi veloci in cui si sfronda il testo originario e si riduce l’ingombro dei personaggi contemplati in originale. Ragazzi Under 30 tutti molto bravi, solidali e affiatati per il compiacimento del pubblico più giovane che si possa rinvenire sulla piazza di Roma. La violenza viene mostrata con discrezione simbolica congruamente efficace. Godibile anche il pre-scena con il pubblico in affluenza ed esercizi di riscaldamento che sanno essere già spettacolo. Una stagione quella del Teatro Ateneo che è partita con il piede giusta e che promette a breve altre congrue sorprese.

data di pubblicazione:12/11/2024


Il nostro voto:

IRROMPE A ROMA IL MEDFILM FESTIVAL 2024

IRROMPE A ROMA IL MEDFILM FESTIVAL 2024

84 FILM IN PROGRAMMA DAL 7 NOVEMBRE

Appena il tempo di spedire in archivio gli echi della Festa del Cinema che nella capitale irrompe un nuovo grande evento che monopolizzerà l’attenzione dei cinefili per dieci giorni, precisamente dal 7 al 17 novembre prossimi. Ai nastri di partenza il Medfilm Festival 2024 che è la più collaudata rassegna cinefila ambientata a Roma. Ricorre infatti la trentesima edizione per l’iniziativa curata da Gisella Vocca, presentata al Maxxi e che avrà come sedi dedicate oltre al Museo sopra citato anche il Cinema Moderno, il Palladium e la Casa del Cinema. I numeri della manifestazione sono abbaglianti con 80 titoli in programma e un montepremi complessivo estremamente incoraggiante fissato a 20.500 euro. La cinematografia del Mediterraneo presenta qui i suoi gioielli tutti datati nel 2024 e quindi alla prima apparizione internazionale. Il Concorso ufficiale dispensa il Premio Psiche e vede in lizza otto opere con produzioni italiane, francesi, spagnole, iraniane, palestinesi, tunisine e marocchine a ben definire il bacino ricettivo di utenza Nel corso della rassegna sarà assegnato a Matteo Garrone il Premio Koinè per il messaggio contenuto nel film Io Capitano, invano candidato all’Oscar. Il suo gioiello sarà riproposto il 13 novembre con ingresso gratuito. I grandi numeri snocciolati nel Gala di apertura sono illuminanti: 35 paesi rappresentati, 84 film in cartellone tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, 31 anteprime italiane, 18 anteprime internazionali, 8 giurie, 15 premi. In più come valore aggiunto, come testimoniato dalla presenza di numerosi giovani, estensione alle Scuole di Cinema e alle università in veste di partecipanti e di contributo alle giurie. Tutte le pellicole presentate saranno in lingua originale con i sottotitoli in italiano per un miglior apprezzamento e valutazione.

data di pubblicazione:31/10/2024

STEFANO di Armando Discepolo

STEFANO di Armando Discepolo

con Autilia Ranieri, Roberto Salafria, Rossella Gesini, Paola Del Peschio, Stefano Angelucci Marino, traduzione e regia di Stefano Angelucci Marino, scenografia di Tibò Gibert. Produzione Teatro Stabile d’Abruzzo con la collaborazione del Teatro del Sangro

(Teatro Arcobaleno, Roma, 25/27 ottobre 2024)

Le maschere di Brat Teatro per uno slang che confonde l’italiano, il napoletano e il castigliano/argentino. Tre autentiche lingue in riuscita fusione. Uno spettacolo inconsueto che riporta a galla sulle nostre scene Armando Discepolo, un vero must del continente americano, versante Buenos Aires. La glossa finale dell’autore è quanto mai utile per inquadrare la figura di questo Pirandello argentino di chiare origini italiane, come milioni di connazionali dell’altro continente.

Una coraggiosa riscoperta di un classico del 1928, decisamente evergreen. Una famiglia da tutti contro tutti sull’abbrivio del fallimento del musicista, invano proteso verso la creazione di un’opera che dovrebbe dargli imperitura fama. Ma la pagina rimane bianca e, peggio del peggio, l’interessato verrà persino licenziato dall’orchestra che gli procura il fabbisogno per vivere perché ridotto alla musicalità di una capra. Dialoghi scabri, rotti, convulsi con in nuce un eterno conflitto tra i membri della famiglia. Rasserenanti solo attimi di musica con prove di ballo. Ed è tango, naturalmente. Il fallimento della famiglia in questione è la metafora del fallimento di una generazione di italiani venuti a cercare fortuna a migliaia di chilometri di distanza, sotto il cielo dell’Argentina. Le maschere servono a mettere distanza e alla fine rivelano visi inaspettati. Il sottotesto riguarda anche un’aspirazione frustrata all’arte che può portare delusione e infelicità. Bravi tutti gli interpreti con necessità ben assolta di seconda parte. Luci di taglio a espressionista e clima dolente. Il tournèe in Italia per far conoscere un autore trascurato ma che fa parte della storia del teatro del trascorso secolo. In gergo quello che ci viene mostrato è il grottesco criollo.

data di pubblicazione:28/10/2024


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