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AMERIKATSI di Michael A. Goorjian, 2025

AMERIKATSI di Michael A. Goorjian, 2025

Dal genocidio, riletto senza estenuazioni e compiacimenti con gli occhi di un bambino di quattro anni (il nonno dell’autore), fino alla transizione sovietica dell’Armenia. Torna in patria un americano nato in Armenia per conoscere realmente il proprio Paese ma finisce in carcere per la gelosia di un militare di regime. Dunque il film si trasforma in un movie carcerario abbassando un po’ la temperatura del climax.

 

Levità e leggerezza. Il protagonista ha sempre il sorriso sulle labbra nonostante l’escalation drammatica della propria detenzione. Il limite del film è non riuscire a trovare un graduale approdo in un genere preciso. I sovietici sono grotteschi, lo sviluppo è drammatico, il finale è sentimentale. Così, scrollandosi di dosso qualche esagerazione caricaturale, fa pensare a La finestra sul cortile ovvero la vita scrutata attraverso le sbarre del carcere vivendo e soffrendo per le vicende della famiglia, spiata da lontano unico motivo di attrazione della giornata. In effetti questo legame indiretto avrà un senso nel finale ad avvenuta liberazione. La situazione che apre le porte alla libertà, schivando la Siberia, tra l’altro, è la morte del grande dittatore Stalin. Un grande senso di orgoglio armeno trapela nelle intenzioni anche se il regista vive in America, come si intuisce dal suo accento.  Dopo i primi ciak all’altezza del marzo 2020 (in piena escandescenza di Covid) l’opera trovo sbocco in Italia. E grande merito va alla piccola sala romana del Delle Province che l’ha presentata in anteprima alla presenza dell’onnivoro autore e dell’attrice principale. Segnalazione per gli Oscar di due anni fa e stupore anche nel plot per l’incredibile accusa di cosmopolitismo che costa la perdita della libertà al protagonista, complice una cravatta, simbolo del capitalismo.

data di pubblicazione:17/01/2025


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IL BERRETTO A SONAGLI di Luigi Pirandello

IL BERRETTO A SONAGLI di Luigi Pirandello

regia di Luca Ferrini, con Giovanni Prosperi, Alessandra Mortelliti, Paola Rinaldi, Andrea Verticchio, Antonia Di Francesco, Luca Ferrini, Marianna Menga, Veronica Stradella, disegno e luci Cristiano Milasi, musiche Giulio Ricotti

(Teatro De’ Servi – Roma, 14/26 gennaio 2025)

Pirandello comme il faut. Con rispetto per il testo ma adattamento ragionato e contemporaneo con la suggestiva scena iniziale, raccordo per il finale, foglie al vento. Due tempi calibrati con omaggio al patriarcato nell’ideologia della scrittura del tempo. Una denuncia di adulterio sfuma nel perbenismo borghese. Per cui chi ha denunciato è pazzo per soffocare lo scandalo. Attori al posto giusto con caratterizzazioni adeguate e ovvio risalto per la figura di Ciampa, marginale apparentemente ma essenziale nel drammatico finale.

Corda civile e corda pazza. La dialettica richiede un ragionato equilibrio tra le due ma alla fine prevale la seconda, mutuata dal classico repertorio pirandelliano. Un fosco clima di provincia, un complotto per svelare un tradimento che può costare il carcere viene annullato dalla forza del rientro nella norma. Tutto si deve ricomporre nell’ipocrita scenario del matrimonio borghese. Tutti i tasselli del puzzle devono tornare a posto. É il politicamente scorretto di un’ideologia molto siciliana ma anche molto italiana. Ricordiamo che l’adulterio costò il carcere al grande campione di ciclismo Fausto Coppi. Qui, anni prima, il clima è ancora più pesante ma la capacità di recupero della catena protettiva è forte. E lo scandalo sarà deviato sulla solo presunta e fallace insanità mentale di chi ha denunciato, L’esterrefatto sguardo della moglie (Beatrice Fiorica) nel convulso finale è uno dei momenti più alti di uno spettacolo in cui un teatro abitualmente dedito al comico mostra di saper deviare dalla propria vocazione. Attori di interpretazione imperfettibile con citazione di spicco per il delegato, pieno di tic e di deviazioni dalla logica nell’intento di non scontentare nessuno.

data di pubblicazione:15/01/2025


Il nostro voto:

LETIZIA VA ALLA GUERRA – La suora, la sposa e la puttana

LETIZIA VA ALLA GUERRA – La suora, la sposa e la puttana

drammaturgia Agnese Fallongo, ideazione e regia Adriano Evangelisti coordinamento creativo di Raffaele Latagliata, con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo

(Teatro Manzoni – Roma, 9/26 gennaio 2025)

Storia di donna in tre tableau. E in tre dialetti: siciliano, romanesco, veneto. Fallongo si stripla cimentandosi in un’impervia e riuscita prova d’attrice attraversando una scenografia scabra dove tre finestroni stanno a rappresentare entrate e uscite dalla vita e dal personaggio. E Caputo è più di un coprotagonista cimentandosi in assolo in un irresistibile dialogo tra suore.

Nel pesante e opprimente clima delle guerre mondiali, quando le donne non potevano ancora accedere al suffragio universale, tre personaggi si cimentano con la temperie della vita. Una giovane sposa perde il marito e aspira a ritrovarlo sul fronte carnico. Più mosso il secondo tableau perché l’attrice principale si fa vamp per chi accede alle case chiuse, invano sperando di cimentarsi come colf nel suo approdo in una Roma che le appare caotica. L’orfanella viene da Littoria-Latina e scoprirà le secche del mestiere più antico del mondo in auge fino a che la Merlin non impone lo stop alle case di tolleranza con la legge che porta il suo nome all’altezza del 1958. Infine, portando i nodi al pettine, Suor Letizia, dai modi bruschi ma concreti, legherà i destini precedenti racchiusi anche in un nome (Letizia) sciogliendo un intreccio sintetico. L’uomo è aspirante marito, teorico compagno, ricercatore di un destino perduto, imbattendosi in un parto infelice e con una malattia sessuale tipica del tempo.  L’amore, il coraggio, l’incertezza dominano la scena. E la chiatarra suonata abilmente dal vivo provvede a stemperare i toni a scaricare tensioni latenti.  Vivo successo nella prima e fiducia ulteriore per 17 giorni successivi di repliche.

data di pubblicazione:10/01/2025


Il nostro voto:

CARRY-ON di Jaume Collet-Serra – Netflix, 2025

CARRY-ON di Jaume Collet-Serra – Netflix, 2025

(Immagine tratta dalla serie Carry on- Netflix)

Un film adrenalinico del genere aereoportuale il cui maggiore pregio è in un ritmo estenuato e senza pause. Che è anche il suo limite. Perché nel film la verisimiglianza sfuma nell’incredulità dei film di fantascienza. Però tira ed ha successo visto è che sul podio delle digitali più viste su Netflix. Scontato che piaccia anche agli italiani contaminati dall’atlantismo.

Già vista la parabola dell’uomo mediocre, maltrattato sul posto di lavoro per proprie deficienze e omissioni che alla fine, preso e intruppato in un gioco più grande di lui, si riscatta e si erge a eroe salvando il Paese (ovviamente gli Stati Uniti) da una catastrofe di contagi. La Russia è il nemico giurato anche se c’è ambiguità nel distinguere i nemici. L’aspetto affascinante è l’ambientazione alla vigilia di Natale a Los Angeles, tra metal detector e servizi bagagli. Chiamato a chiudere tutti gli occhi al passaggio di una valigia pericolosa il nostro protagonista si ribella. Perdoniamo tutto, anche l’ascesa su un aereo in corsa e corse frettolose verso la salvezza dell’umanità. Un troppo che sa di successo ma del resto il regista è uno specialista dei road movie e non si fa pregare per spendere l’abbondante budget di produzione. Egerton ha un viso simpatico ed è attore di riconosciuta crescita. I cattivi sono cattivissimi ma il ballo c’è la difesa della fidanzata da una possibile vendetta uccisoria. E dunque c’è da buttare il cuore oltre l’ostacolo con una disponibilità da decathleta. Così alla fine l’anonimo impiegato si conquisterà la stella entrando in polizia per riconosciuti meriti nazionali.  Lo spoiler era promesso nel logico happy end dove i buoni si affermano e i cattivi vanno giustamente all’inferno mentre gli spettatori rimangono vispi di fronte a tanta tensione.

data di pubblicazione:08/01/2025


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LA STRANA COPPIA di Neil Simon

LA STRANA COPPIA di Neil Simon

con Giampiero Ingrassia e Gianluca Guidi, regia di Gianluca Guidi, con Giuseppe Cantore, Riccardo Graziosi, Rosario Petix, Simone Repetto, Claudia Tosoni, Federica De Benedittis

(Teatro Quirino Roma, 7/12 gennaio 2025)

Scoppiettante commedia di ambientazione newyorchese con qualche derivazione italo-centrica discreta. Una macchina comica che funziona anche cinquanta anni dopo. Con mattatori teatrali che non fanno rimpiangere la strepitosa strana coppia cinematografica. Guidi e Ingrassia mostrano di divertirsi anche dopo un’overdose di fortunate repliche. Quel pizzico di improvvisazione a piacere crea confidenza con il pubblico. Il meccanismo dell’hesitation funziona e scatena le risate più esilaranti.

All’interno di un affiatato gruppo di amici dediti all’abituale appuntamento del poker la sfilacciatura è la crisi coniugale del più preciso del collettivo. Un tentativo di convivenza fa deflagrare lo scontro di caratteri. I due protagonisti sono talmente dediti alla parte che avevano anche pensato di scambiarsi i ruoli conoscendo a menadito ogni virgola del copione. Ma se il teatro è piacevole imprevisto c’è una valigia che non si chiude che crea la battuta complice in più che diverte il pubblico. In fondo la scena comica è un omaggio all’amicizia che a tutto resiste. Funzionano bene anche i caratterizzati personaggi di contorno comprese le due cinesine del piano di sopra, tutta seduzione, capaci di attentare alla virtù dei nostri promettendo di spogliarsi nude davanti a un frigorifero per combattere il caldo. Centoventi anni in due per Guidi e Ingrassia che potrebbero deliziarci all’infinito con una tenuta di scena che non ha punti deboli. La cena canora di Guidi si estrinseca anche in un motivetto a cappella assai gustosa. Spettacolo evergreen consigliato a tutti i palati e a tutte le età nel segno di dialoghi brillanti e di gag a raffica. Alla fine nella vita e sulla scena il poker è solo un pretesto per qualcosa di valoriale.

data di pubblicazione:08/01/2025


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