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RIOT ACT di Alexis Gregory, diretto e interpretato da Massimo Di Michele

RIOT ACT di Alexis Gregory, diretto e interpretato da Massimo Di Michele

(Trend – Teatro Belli – Roma, 6/8 novembre 2023)

Una panoramica dettagliata e potente su settant’anni di lotte per i diritti LGBT attraverso il racconto di tre eccezionali testimoni. Un one-man show che vede protagonista Massimo Di Michele, gradito ritorno sul palco di Trend, la rassegna di drammaturgia inglese diretta da Rodolfo di Giammarco giunta quest’anno alla sua ventiduesima edizione.

 

Un atto di rivolta si può compiere anche solo dando la propria testimonianza. Il potere della memoria smuove le coscienze, risveglia l’attenzione, sprona a continuare la lotta seguendo il cammino tracciato da chi è venuto prima di noi. Un invito alle nuove generazioni a far tesoro della lotta grazie alla quale oggi si gode di maggiore libertà. Lo sa bene il drammaturgo, regista e attore londinese Alexis Gregory, che compone il suo testo raccogliendo e drammatizzando le testimonianze di tre attivisti della scena queer americana e inglese, protagonisti di battaglie epocali che hanno segnato la storia del movimento di lotta ai diritti LGBT dalla sua nascita negli anni ’60 fino ai giorni nostri.

Il testo documenta con chiarezza e abbondanza di dettagli la prima sommossa della comunità gay di New York riunita allo Stonewall Inn e prosegue, seguendo un coerente filo narrativo, con il dramma dell’AIDS che ha segnato tutti gli anni Ottanta. Dopo aver migrato dall’Inghilterra all’America, lo spettacolo arriva finalmente a Roma, grazie alla proposta sempre attenta di Trend e al lavoro di Massimo Di Michele.

Le storie sono quelle di Michael, Lavinia e Paul, la cui rispettabile età legittima la vivezza e l’efficacia dei racconti. Michael-Anthony Nozzi si trovava a Stonewall la notte della rivolta. Il bar, squallido e fatiscente, era frequentato da drag queen vecchie e cesse, truccate e vestite sciattamente con i panni presi in prestito dai guardaroba delle loro mamme. La sera di quel 28 giugno 1969 il locale era pieno più del solito di gente. Judy Garland, icona gay di quegli anni, era morta appena una settimana prima. La polizia era solita fare irruzione nel locale e i blitz erano momenti di paura vera. I poliziotti minacciavano, perquisivano, picchiavano e arrestavano le ‘checche’, le drag o le marchette che frequentavano il locale. Ma quella sera era diverso. Quella sera si diede inizio alla rivolta, tra pestaggi e sangue. Poi vennero gli anni tremendi in cui si diffuse il virus dell’HIV e tanta gente morì di AIDS. Lo ricorda anche Lavinia Co-op, protagonista della scena drag della Londra degli anni ’70. Il suo personaggio è divertente e nella versione di Di Michele si prende tutta la scena. Ma ha qualcosa di doloroso e fragile nell’intimo, che il disegno luci sottolinea con grande emozione. In fondo per lei l’unico posto più sicuro al mondo è il palcoscenico, fuori dal quale sono solo botte e offese. Tuttavia il coraggio non le manca, perché l’unico gesto politico che si può compiere è quello di affermare sé stessi. Il tema della malattia tocca anche Paul Burston, un attivista che negli anni ’90 era fortemente impegnato nella lotta contro l’AIDS.

Solo sul palco, Massimo Di Michele incarna uno dopo l’altro i protagonisti di questo lavoro documentaristico. Cambia costume di volta in volta, ma non solo questo caratterizza il personaggio che va a mostrare. Concorre nel mettere in evidenza lo stacco tra una personalità e l’altra anche la sua versatilità artistica, fisica e vocale, e soprattutto la capacità di Enrico Luttmann di aver sottolineato nella traduzione del testo le sfumature di linguaggio tra un protagonista e l’altro.

Una messinscena essenziale per un messaggio potente che affascina, fa riflettere, coinvolge. Una testimonianza che conferma il teatro uno strumento consapevole di impegno politico.

data di pubblicazione:11/11/2023


Il nostro voto:

MENO DI DUE scritto e diretto da Francesco Lagi, con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena

MENO DI DUE scritto e diretto da Francesco Lagi, con Anna Bellato, Francesco Colella, Leonardo Maddalena

(carrozzerie n.o.t. – Roma, 13/22 ottobre 2023)

Lui e lei si incontrano finalmente per la prima volta in una stazione da qualche parte al Nord, dopo aver lungamente chattato su una app di incontri. Imparano a conoscersi tra imbarazzo e curiosità. Le cose sembrano andare bene finché non spunta l’altro. In scena alle carrozzerie n.o.t. il nuovo spettacolo della compagnia Teatrodilina. (ph. Manuela Giusto)

 

La bella amicizia e il sodalizio lavorativo che lega gli artisti della compagnia Teatrodilina – un gruppo di professionisti che occasionalmente si riunisce per dar vita a lavori centrati sulla parola, il suono e i gesti degli attori – si riflette sul palco lasciando lo spettatore meravigliato, divertito, in qualche modo edificato da una storia che in parte lo riguarda perché riflette le fragilità di ognuno. L’idea che regge l’impalcatura di questo loro ultimo lavoro, Meno di due, è estremamente efficace e solida nella sua semplicità.

Lui (Francesco Colella) è professore di greco in un liceo di Catanzaro, ha due figli e un divorzio alle spalle. Lei (Anna Bellato) manda avanti l’azienda di famiglia, anche se avrebbe voluto lavorare nella moda. Di figli non ne ha, ma convive con quattro cani. Si incontrano in una stazione di treni in un giorno piovoso, come lo sono spesso le giornate autunnali. Finalmente un appuntamento per conoscersi dal vero. Dopo aver lungamente scambiato messaggi sui social, ora possono scambiarsi gli sguardi, le esperienze, i dialetti. Davanti a un macchiatone, che è poco meno di un cappuccino ma più di un caffè (come lui e lei sentimentalmente poco più di uno, ma meno di due), iniziano a fare domande l’uno all’altra, tra imbarazzo e reciproco interesse. Chissà quante persone si stanno incontrando ora nella stessa modalità, mentre ne parliamo. Perché storie come questa accadono. È dai tempi antichi che succede così. C’è sempre in giro qualcuno con addosso l’odore di un cane abbandonato che, per lenire la solitudine, va in cerca di compagnia.

Spunta improvvisamente l’altro (Leonardo Maddalena) con cui lei ha una relazione, anche se è sposato con figli. Per un attimo l’idillio iniziale si affievolisce. Ma anche l’altro è uno come loro, come noi, e il gioco di specchi (di superfici riflettenti è fatta la scena di Salvo Ingala) si moltiplica e si arricchisce. Lo specchio è l’amico che ti dice la verità, ma anche lo strumento davanti al quale orchestri i travestimenti. Specialmente quando si vuole apparire migliori di quello che si è in realtà, creando aspettative a volte fasulle sugli altri, ingannando prima di tutto noi stessi.

Giocata sulla bravura e la naturale espressività degli interpreti, affiatati nel lavoro sul palcoscenico, la regia di Francesco Lagi cura ogni più piccolo dettaglio dello spettacolo con la meticolosità di un mastro orologiaio. Il tappeto sonoro di Giuseppe D’amato è così realistico da far dimenticare perfino di essere a teatro. Si ride della goffaggine e dell’ingenuità dei personaggi e finisce che ce ne affezioniamo perché in fondo ci somigliano. Nelle insicurezze. Nei desideri.

data di pubblicazione:21/10/2023


Il nostro voto:

VERSO L’INFINITO E OLTRE, presentazione della stagione teatrale 2023-2024 del teatro Spazio 18b

VERSO L’INFINITO E OLTRE, presentazione della stagione teatrale 2023-2024 del teatro Spazio 18b

(TEATRO SPAZIO 18b – Roma, 9 ottobre 2023)

Con Piaf si è inaugurata lo scorso 12 ottobre la nuova stagione del teatro Spazio 18B. Non uno spettacolo biografico, bensì un viaggio nella vita della cantante de La Vie en rose, nato dalle passioni dell’autore Federico Malvaldi per Parigi e per il canto dell’interprete Veronica Rivolta. La programmazione della piccola ma accogliente sala, situata nel quartiere romano di Garbatella in via Rosa Raimondi Garibaldi il cui numero civico 18B dà il nome allo spazio, continua questa settimana sempre con un testo di Malvaldi e drammaturgia scenica curata da Marzia Ercolani, Nel meraviglioso mondo di Alice. In scena Maria Rosa Toma, protagonista di uno spettacolo non convenzionale, immersivo (come lo sono molti lavori presentati allo Spazio 18B), un viaggio che porterà lo spettatore a capire, attraverso la fragilità e la follia, il meraviglioso dono che è la vita.

L’accoglienza è decisamente la qualità peculiare che meglio di tutte descrive la sala e chi la gestisce. La caratteristica che per prima salta all’attenzione di chi, artista o spettatore, entra in questo spazio. Un luogo di incontro e aggregazione rivolto a tutti, gestito con passione, professionalità e sorriso da Jacopo Bezzi e Massimo Roberto Beato. Insieme hanno dato vita nel 2007 alla compagnia professionale di prosa “La compagnia dei Masnadieri”, riconosciuta dal 2018 come Impresa di Produzione di Teatro e Innovazione nell’ambito della Sperimentazione dal Mibac nell’ambito del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Gli spettacoli in cartellone sono quindi selezionati e in parte prodotti dalla compagnia. Una realtà del genere, nel vasto e a volte claudicante panorama teatrale romano e non solo, è davvero incoraggiante. Determinazione, coraggio e azzardo sono infatti gli ingredienti che la nutrono, per un’azione e una missione di resistenza che, come afferma Maresa Palmacci (ufficio stampa del teatro), deve partire dai luoghi piccoli, come lo Spazio 18B.

A fine ottobre (dal 26 al 29) la sala si trasformerà in un teatrino delle marionette. Sarà in scena lo spettacolo Freak Show – e ci chiamano fenomeni da baraccone, che racconta la storia dei gemelli siamesi Tocci. Ci si interrogherà sul concetto di corporeità, tema caro all’autore, Massimo Roberto Beato, e al regista, Jacopo Bezzi.

Leggera di Claudio Massimo Paternò sarà in scena invece il 3 e il 4 novembre. Protagonista e coautrice del lavoro è Caterina Luciani Messinis, che interpreta una donna affetta da disturbi alimentari e affettivi. Il testo, intimo anche nello spazio scenico, è frutto di una ricerca durata sette anni ed è prodotto da Micro Teatro Terra Marique, un’altra realtà piccola, ma innovativa. Sempre a novembre – dal 9 al 19 – rivivrà l’eterno mito del celebre vampiro nello spettacolo Dracula. La leggenda. In scena Massimo Roberto Beato (anche autore) con Tommaso Paolucci, Veronica Rivolta e Carlotta Mangione. La regia è di Jacopo Bezzi.

Madri di guerra, di e con Antonella Caldarella, andrà in scena il 24 e il 25 novembre. Uno spettacolo che impone una riflessione sulla legalità e la lotta a una cultura mafiosa/omertosa, attraverso storie realmente vissute, con musiche eseguite dal vivo da Steve Cable.

Dal 30 novembre al 3 dicembre Luigi Acunzo è protagonista di Nun me piace. Anacronismi in croce, un omaggio a Eduardo De Filippo e José Saramago e a tutte quelle icone adorate e poi messe in croce. La drammaturgia, le scene e la regia sono di Marzia Ercolani.

Il teatro si trasformerà in un hotel durante le feste natalizie per il consueto appuntamento con il giallo di Natale. Il pubblico di Delitto al Grand Hotel sarà trascinato nella Escape room ideata da Jacopo Bezzi per la regia di Massimo Roberto Beato (14-31 dicembre).

Dal 18 al 28 gennaio Francesca Romana Miceli Picardi andrà ad affrontare nel suo testo tutto al femminile Mercoledì. Alle 3 il difficile mondo delle carceri. Lo spettacolo, nato dopo essere venuta a conoscenza della “cella zero” o “acquario” (nel gergo del penitenziario una sorta di stanza delle torture), vedrà in scena anche Lavinia Mancusi e Luana Pantaleo.

Ancora teatro sociale con Della vergogna (di e con Giulia Vannozzi, dal 15 al 18 febbraio), una storia che riflette sul cattivo utilizzo e la pericolosità della tecnologia, liberamente ispirata alla vicenda umana e giudiziaria di Tiziana Cantone che nel 2016 si tolse la vita in seguito alla pubblicazione sul web di video hard e della successiva gogna mediatica.

Sempre a febbraio, dal 22 al 25, Giovanni Greco sarà in scena con Jarrusu, uno spettacolo che mette al centro la vicenda legata alla morte di Pier Paolo Pasolini e alle evidenze nate dall’inchiesta portata avanti dalla giornalista Simona Zecchi nel libro Pasolini, massacro di un poeta. Jarrusu, che in dialetto catanese significa gay, è la parola che è stata gridata più volte al poeta prima di venire ucciso.

Dal 7 al 17 marzo tornano Federico Malvaldi e Veronica Rivolta con La donna di pietra, un omaggio alla vita travagliata, finita in manicomio, della grande scultrice, amante e musa di Rodin, Camille Claudel.

A maggio (9-12) sarà in scena la performance di Agnese Ascioti Limbo, una situazione più che un racconto che presenterà la vita di un individuo come se fosse scarabocchiata a penna su un pezzo di carta. Un compendio di “cose mortifere” (così l’autrice) che rende lo spettatore testimone di una realtà descritta senza orpelli.

Torna infine dal 20 al 22 maggio la rassegna di corti teatrali SOSTANTIVO GENDER – QUINTA EDIZIONE “LA KARL DU PIGNE’”, che si propone di dare un contributo alla costruzione di una società più ricca e accogliente sotto il profilo umano, sociale e culturale. In cui le differenze, legate in particolare alle identità di genere e di orientamento sessuale, siano portatrici di un valore. A seguire, dal 23 al 26 maggio, andrà in scena lo spettacolo C19H28O2 di Riccardo Rampazzo, vincitore della scorsa edizione.

data di pubblicazione:20/10/2023

LA MORTE DELLA PIZIA di Friedrich Dürrenmatt, regia di Giuseppe Marini, con Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino

LA MORTE DELLA PIZIA di Friedrich Dürrenmatt, regia di Giuseppe Marini, con Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino

(Teatro Vittoria – Roma, 10/15 ottobre 2023)

Qual è la verità intorno al mito di Edipo? L’indagine condotta in maniera beffarda e grottesca nel racconto di Dürrenmatt diventa uno spettacolo teatrale con protagonista la Pizia, sacerdotessa dell’Oracolo di Delfi, a cui fanno visita ombre e fantasmi prima che la morte venga a prendersela. (ph. Le Pera)

 

Quando Edipo si presenta a Delfi per domandare alla sacerdotessa Pannychis XI chi siano i suoi veri genitori, la Pizia, ormai cenciosa e svaporata su cui grava il peso dei giorni, vaticina al giovane la cosa più assurda che le viene in mente in quel momento: “ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre.” Chi avrebbe mai immaginato che l’oracolo, pronunciato in maniera scanzonata un po’ per noia e un po’ perché è divertente burlarsi della credulità dei greci, si sarebbe poi realizzato?

L’assunto da cui parte Dürrenmatt nel racconto La morte della Pizia, pubblicato nel 1976 e da cui prende il titolo l’adattamento teatrale curato da Patrizia La Fonte e Irene Lösch sulla traduzione di Renata Colorni (Adelphi, 1988), descrive un mondo agli albori della civiltà prima che vengano costruiti templi e teatri – nel significato originale di luogo sacro dove il dramma è un rito religioso – in cui la trascendenza è un dato di pura invenzione e i dubbi che attanagliano gli uomini sono risolti facendo ricorso a indovini e oracoli anziché alla ragione.

Stanca e dolorante per i reumatismi causati da una vita vissuta in una grotta a vaticinare fantasiosi responsi per gente credulona, la Pannychis XI di cui è interprete Patrizia La Fonte vede crescere intorno a sé un mondo di feticci, dal gusto kitsch come l’impianto scenografico in cui è immersa, con al centro il gigante ritratto di Edipo dagli occhi sanguinanti contornato da luci acide e finte come i suoi oracoli. Assistita nel suo lavoro dal sacerdote Merops XXVII, devoto alla Pizia per i soldi che fa incassare al tempio, viene raggiunta da Tiresia con cui ripercorre la vicenda delle profezie che hanno portato Edipo a essere l’archetipo di uno dei complessi più indagati della nostra epoca. Se lei, azzeccando casualmente il futuro, ha vaticinato al giovane il futuro con fantasiosa invenzione solo con lo scopo di mettere ordine alle cose, Tiresia lo ha fatto invece per un calcolo politico, per evitare che tirannico Creonte prendesse il potere su Tebe. Uno ad uno fanno la loro comparsa tutti gli attori della tragedia. Edipo, Giocasta e la Sfinge sfilano in forma di ombra davanti alla veggente, ognuno raccontando la propria verità. La storia che conosciamo non è che una parte di un tutto molto più complesso e insondabile. Ci sarà sempre un particolare che aggiunto al precedente smonterà o cambierà il senso delle cose così come le abbiamo conosciute fino a quel momento. In un contesto come questo, il sacro è svuotato di ogni valore e del tragico non rimane che una caricatura. E in fondo anche le apparizioni, nei loro costumi fortemente tipizzati (opera di Helga H. Williams), sono essi stessi delle caricature.

Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino da soli interpretano tutti i personaggi, mostrando un’eccezionale bravura attoriale nella capacità di cambiare carattere con la stessa facilità con cui cambiano l’abito di scena, magistralmente guidati Giuseppe Marini. Questo risalta come il dato più teatrale della messa in scena che di contro propone un testo a tratti difficile da seguire per l’intenso filosofeggiare. Tuttavia il comico è assicurato e, come il dubbio, rimane come forte gesto democratico che nasce quando si prende distanza dall’altro. La Pizia affronta così anche la morte, con lo spirito quasi carnevalesco di chi sa mettere da parte il dolore e l’afflizione e accettare il tragico come accadimento inevitabile, incalcolabile, imprevedibile.

data di pubblicazione:14/10/2023


Il nostro voto:

PAGLIACCI ALL’USCITA da Leoncavallo a Pirandello, di e con Roberto Latini e con Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella e Marcello Sambati

PAGLIACCI ALL’USCITA da Leoncavallo a Pirandello, di e con Roberto Latini e con Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella e Marcello Sambati

(Teatro Vascello – Roma, 29 settembre/8 ottobre 2023)

Al dramma della gelosia che è al centro della vicenda della compagnia di attori girovaghi narrata in Pagliacci di Leoncavallo segue la parabola metafisica dei personaggi dell’atto unico All’uscita di Pirandello. Nato dalla fusione dei due capolavori, prodotto dalla Fabbrica dell’Attore e dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi col sostegno di Armunia e Kilowatt, debutta in un’atmosfera sospesa Pagliacci all’uscita, il nuovo spettacolo di Roberto Latini in scena in questi giorni al teatro Vascello di Roma, segnando l’inizio della nuova stagione teatrale 2023/24.

  

A un artista come Roberto Latini, tra i più originali della nostra scena contemporanea, bisogna riconoscere l’abilità di saper affrontare con profondità lo studio degli autori classici, da cui sa trarre nuove e coraggiose opere di drammaturgia. Accade anche qui nel suo ultimo lavoro che mette insieme in un’unica lettura Pirandello – già affrontato in altri suoi lavori – e Leoncavallo, compositore e librettista esponente del Verismo di fine ‘800. I testi dei due grandi autori si frantumano per poi rimescolarsi, tra echi di parole nuove, in qualcosa di inaspettato. Ne risente forse la comprensione cronologica dei fatti narrati (di certo non aiutata dalla distribuzione delle parti, in numero superiore rispetto agli attori sulla scena), ma l’esperienza che se ne trae è profondamente teatrale.

Il sipario si apre su una scena buia, rischiarata da una fila di lucine, avanzo di un addobbo caduto dal tendone di un circo o di un teatro ora dismesso. Appaiono come tante stelle e, insieme a una finta luna portata a guinzaglio dal poeta attore e regista sperimentale Marcello Sambati, riflettono il loro pallido bagliore sul lago di acqua che ricopre il pavimento del palcoscenico. Lo sciabordio dell’acqua mossa dai piedi degli attori, le luci e i suoni – curati come sempre nei lavori di Latini da Max Mugnai e Gianluca Misiti – realizzano un’atmosfera sospesa, un limbo, una zona di passaggio tra la finzione e la realtà. Un luogo sospeso nello spazio e nel tempo destinato a inghiottire lo spettatore, se questo si lascia catturare dalla poesia del teatro. Ed è in questo incontro tra il reale e l’immaginario, tra la sostanza e l’apparenza, tra il teatro e la vita che si gioca, per un meccanismo di cortocircuiti e incongruenze che avvicinano Leoncavallo a Pirandello, tutta la storia. Il prologo invita lo spettatore a ridere del dramma sulla scena, ma ad avere pietà degli attori che lo recitano. Le parole annunciano la tragedia del delitto d’onore che si andrà a consumare, ma la mimica schernisce nei gesti la morte annunciata e fa sciogliere il pubblico in una risata.

Incongruenza anche nell’uso della maschera: quando l’attore la indossa dice il vero, mentre opera la finzione quando la smette. La stessa risata è incongruente perché nasconde dolore, spasmo e pianto. La Nedda di Pagliacci ride della difformità di Taddeo e riderà ancora quando – una volta uccisa per gelosia da Canio – apparirà fuori dal cimitero in sembianze di anima in attesa di svanire. Questo passaggio nell’aldilà, dove la attende il marito – che continua a vestire la giubba del pagliaccio – oltrepassa i termini della tragedia e, di nuovo, sospende lo spettatore in un tempo eterno, in uno spazio senza confini. Come con un semplice gesto l’attore toglie la maschera e se la riannoda, così il teatro ci mostra chi siamo e chi vorremmo essere nei nostri desideri. Un luogo di sospensione, dove ogni tanto è bello perdersi e ritrovarsi. Chissà se il teatro a la vita, in fondo, non siano davvero la stessa cosa.

data di pubblicazione:03/10/2023


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