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XV FESTIVAL DEL NUOVO CINEMA FRANCESE

XV FESTIVAL DEL NUOVO CINEMA FRANCESE

Puntuale come sempre, ormai un classico appuntamento culturale di inizio Primavera, ecco di nuovo a Roma dal 2 al 6 aprile al cinema Nuovo Sacher Rendez-Vous Festival del Nuovo Cinema Francese. L’iniziativa è giunta alla XV Edizione. Si rinnova così l’opportunità per i tanti amanti del cinema d’Oltralpe di scoprire i più recenti successi, cogliere le nuove tendenze e anche incontrare alcuni protagonisti di una cinematografia vitalissima. Il Cinema Francese continua a vivere infatti un momento di alte soddisfazioni per pubblico, qualità, incassi, produzioni e apprezzamenti internazionali. Un Cinema che riesce sempre a combinare intelligentemente consapevolezza artistica, contenuti e capacità di interagire con i gusti del pubblico. Anche nel 2024 i suoi indici non hanno conosciuto flessioni. Secondo i dati Cinetel in Francia si sono registrati infatti ben 181,2 milioni di ingressi in sala, ben 2,6 volte in più rispetto all’Italia (69,7 milioni), nonostante un numero di abitanti quasi simile. La quota di mercato dei film francesi programmati in Francia è stata del 44,4% mentre quella dei film italiani in Italia è stata solo del 24,6%. Una conferma in più di uno stato di salute ottimo e invidiabile, frutto delle valide politiche governative di sostegno alle produzioni e alle distribuzioni in funzione già da anni. Certo, bisogna sottolineare che la cinematografia francese ha il vantaggio di un mercato mondiale di oltre 300 milioni di persone francofone. Sono quindi evidenti le possibilità di sfruttamento dei film e dei conseguenti ricavi degli investimenti.

Quanto al Festival, anche quest’anno è particolarmente nutrita la presenza di registe e attrici, a sottolineare quanto l’autorialità e la rilevanza dei ruoli femminili nel cinema francese sia una costante di rilievo, più che apprezzata e consolidata.

Complessivamente saranno presentati 14 film. Alcuni usciti a Cannes 2024, altri nel corso dell’anno, altri ancora inediti. Segnaliamo fin d’ora Quand vient l’Automne di F. Ozon; Trois Amies di E. Mouret; Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan di K. Scott. Inaugurerà il Festival L’attachement di C. Tardieu, con la presenza di Valeria Bruni Tedeschi, cui farà seguito una serata di gala nei saloni di Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia.

Dopo le giornate a Roma, il Festival proseguirà con delle Sezioni Speciali a Bologna, Firenze, Napoli e Palermo.

Tutti i dettagli (programma, orari, biglietti) si possono trovare sul sito dell’Institut Français Italia.

data di pubblicazione:29/03/2025

A REAL PAIN di Jesse Eisenberg   2025

A REAL PAIN di Jesse Eisenberg 2025

David (J. Eisenberg) e Benji (K. Culkin) sono due cugini di origine ebraica. Cresciuti insieme si sono poi un po’ persi di vista. Per desiderio della nonna appena scomparsa, partono insieme con un tour organizzato per riscoprire la Polonia, le radici e la casa di famiglia. I loro caratteri sono diametralmente opposti e durante il “viaggio della memoria” succederà di tutto …

Uscito in sala il 27 Febbraio il film è purtroppo già quasi scomparso nonostante l’Oscar per il Migliore Attore Non Protagonista a Culkin. Peccato! A Real Pain merita un maggior apprezzamento. L’opera seconda di Eisenberg che lo ha scritto, diretto e cointerpretato è infatti una realizzazione minimalista che si rivela però migliore di quel che può sembrare. Un lavoro che in effetti sfugge ad ogni categorizzazione tanto forte è la libertà realizzativa dell’Autore che riesce con eleganza e pudore a fondere il Dramma e la Commedia alternando momenti commoventi ad altri esilaranti. Un equilibrio dolce amaro tra un Road Movie stravagante ed un racconto introspettivo, tra una Black Comedy ed un dramma cinico. In realtà, dietro l’apparente leggerezza del mix fra emozioni e humour A Real Pain propone una tenera riflessione sul Dolore, la sua elaborazione, sul peso del passato, i vincoli familiari, la memoria, la presa di coscienza di sé ed il coraggio del cambiamento. Temi non da poco, ma il regista lo fa in modo intelligente e divertente utilizzando le esperienze dei due cugini e la diversità delle emozioni e reazioni. David e Benji rispecchiano ciascuno i differenti vissuti e non detti. Le loro maschere cadono con il procedere del viaggio e le varie situazioni comiche che si generano consentono di dare spazio libero alle emozioni, all’empatia e ai sentimenti repressi. Un gioco che esplicita le diverse esperienze e contraddizioni. Un gradevole pretesto per interrogarsi, senza giudizi o diagnosi, su temi intimi quanto anche universali.

La regia basata su uno script preciso può sembrare semplice e lineare mentre invece è ritmata e accurata, non si perde in eccessive sotto storie ed evita la trappola del melodramma. I dialoghi sono essenziali ed autentici. Complice è il sottofondo sonoro di Chopin. I due coprotagonisti sono eccellenti nel delineare i chiaroscuri dei loro personaggi. Culkin è veramente ispirato, tormentato e dirompente. Brillanti anche i secondi ruoli che fanno da sponda alle vicende dei due cugini.

A Real Pain è dunque un bel piccolo film senza pretese ma intelligente. Un momento di buon Cinema che con humour sottile cattura e commuove e che resta dentro anche dopo essere usciti dalla sala.

data di pubblicazione:25/03/2025


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THE ALTO KNIGHTS di Barry Levinson, 2025

THE ALTO KNIGHTS di Barry Levinson, 2025

New York metà Anni ’50. Frank Costello e Vito Genovese (entrambi R. De Niro) sono due boss mafiosi. Il primo è diplomatico e calcolatore, il secondo violento e accentratore. La loro amicizia di lunga data si deteriora per gelosie, ambizioni e vicende giudiziarie fino a sfociare in una rivalità distruttiva…

Ancora un film di gangster e di mafia? The Alto Knights non aggiunge né tanto meno pretende di aggiungere qualcosa di nuovo al Genere. Invece è un grande affresco del mondo della mafia di New York degli Anni ’50. Soprattutto è una splendida lettera d’addio ai film di gangster mafiosi da parte di una generazione leggendaria di Hollywood, un gruppo di giovani ultraottantenni: attore, sceneggiatore e regista. Al contempo è anche un grande colpo da maestro di De Niro e la sua definitiva incoronazione come attore emblematico di tutto un Genere.

…la Magia del Cinema, un po’ di trucco, qualche effetto speciale, la bravura di un grandissimo interprete… ed ecco due De Niro al prezzo di uno! La sua eccezionale performance gli consente di ricoprire i ruoli dei due protagonisti differenziandoli con sottili sfumature nelle posture, negli sguardi, nei caratteri. Un tour de force tecnico e attoriale.

Con una ricostruzione accurata dell’epoca il regista filma un dramma crepuscolare, fedele ai classici del Genere, che rivisita le rivalità al vertice della mafia italoamericana. Due personalità antitetiche, due facce della stessa cattiva moneta, da qui l’idea di De Niro di interpretarli entrambi.

La messa in scena si ispira ai modelli dei Grandi. Il tratto è elegante e immersivo con una cinepresa in costante movimento. Primi piani insistiti sottolineano la tensione psicologica e le qualità recitative negli scontri verbali. Dominano i toni del chiaroscuro ad evidenziare la dualità morale dei due protagonisti. Dopo un inizio vibrante, tutto azione, il ritmo diviene ineguale alternando momenti di alta intensità drammatica a passaggi più riflessivi che frenano la dinamica del racconto. Ne risulta più uno studio psicologico che un film d’azione. Levinson avrebbe forse potuto provare ad osare di più. Gli è mancata la vitalità e la genialità del tocco autoriale dei modelli cui si rifà. Si limita ad adagiarsi, pur con classe e mestiere, sui canoni del Genere.

The Alto Knights risulta quindi un buon succedaneo meno esplosivo ed impietoso dei suoi autorevoli precedenti ma pur sempre interessante. Con le sue atmosfere, la buona scrittura e la forza dell’interpretazione è in ogni caso un film che piacerà agli amanti del Genere e soprattutto ai fan di De Niro.

data di pubblicazione:22/03/2025


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LE DONNE AL BALCONE di Noémie Merlant, 2025

LE DONNE AL BALCONE di Noémie Merlant, 2025

Marsiglia. Un’ondata di calore estivo obbliga tutti a restare a casa. Tre giovani amiche sul balcone del loro appartamento guardano il prestante dirimpettaio. Ognuna fantastica su di lui. Riescono a farsi invitare a casa sua per un drink serale. Si risveglieranno la mattina dopo con un cadavere. Una situazione delirante…

Rivelatasi come interprete di talento in Ritratto di una giovane in fiamme (2019) Noémie Merlant oltre ad essere attrice in sicura ascesa è passata anche a scrivere e dirigere. Le donne al balcone è la sua opera seconda presentata a Cannes ’24 e alla Festa di Roma. L’intento della regista era affrontare il tema della vulnerabilità femminile e delle violenze sessiste e sessuali contro le donne utilizzando come chiave narrativa la commedia e lo humour dell’assurdo. Un’idea coraggiosa, innovativa, audace e provocatoria che dà luogo ad un film che flirta con generi ed universi cinematografici estremamente vari e diversi fra loro. Il fantastico, il farsesco, l’horror, il thriller, la ghost story, i morti viventi, il gore e lo splatter.

Una combinazione esplosiva ed una scommessa non da poco. La sfida però non riesce a pieno nel senso che lungo il cammino il film si prende troppo sul serio per essere una commedia dell’assurdo e, nello stesso tempo, troppo poco sul serio per essere una dura denuncia della realtà. La narrazione si diluisce infatti in troppi rivoli, la vicenda perde in parte il filo ed il senso narrativo. I personaggi risultano un po’ abbozzati e la sequenzialità della vicenda frammentata. La logica di ciò che si sta osservando si riduce e lo spettatore si ritrova sconcertato in un magma vorticoso. Peccato! Eppure lo spunto era interessante e brillante e la regista ha, a tratti, anche un tocco intenso e lirico. L’incipit del film faceva sperare molto bene. Un misto di atmosfere e rimandi. Luminosità, situazioni e colori forti alla Almodovar, suspense e tensione alla Hitchcock, un tocco disturbante ed agghiacciante alla Dario Argento e infine splatter da horror orientale. Purtroppo la sceneggiatura non ben articolata rende un po’squilibrato e altalenante il lavoro. Si vanifica così parte dell’apprezzabile e coraggioso impegno della Merlant sia come regista sia come interprete ed anche quello delle altre due protagoniste.

Le donne al balcone è quindi senza dubbio un film degno di attenzione e intrigante. Alla regista va riconosciuto il merito dell’intuizione dell’horror al femminile e di un discreto risultato parziale. Per meglio valutarla come regista le andrà offerta una prova d’appello.

data di pubblicazione:19/03/2025


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LEE MILLER di Ellen Kuras, 2025

LEE MILLER di Ellen Kuras, 2025

Lee Miller (K.Winslet) è una donna libera che vive in modo anticonformista. Modella di successo a New York si trasferisce a Parigi. Compagna e Musa di Man Ray diviene un’affermata fotografa. Allo scoppio della II Guerra Mondiale, spinta dal gusto per l’avventura e dal proprio codice etico dell’impegno, nonostante i pregiudizi, riesce a essere una delle prime corrispondenti di guerra…

La regista avrebbe dovuto avere tutto il coraggio, l’intraprendenza e la passione della vera Lee Miller per riuscire a raccontare in modo autentico e coinvolgente la sua storia. A maggior ragione avendo a disposizione anche un’attrice come la Winslet che con realismo, fisicità, somiglianza e bravura poteva incarnare il talento e la determinazione di una delle più coraggiose reporter di guerra e grande fotografa del XX secolo. In tal modo sì che avrebbe potuto dare la giusta profondità narrativa, la tensione emotiva e la passione per coinvolgere a fondo gli spettatori. Sarebbe riuscita a fare il giusto ritratto con luci e ombre di un’epoca e di una donna testimone volontaria, con i suoi scatti, della Storia. E avrebbe reso un omaggio vero e sentito al talento di una personalità complessa che con le sue foto iconiche ha cambiato il nostro modo di vedere il Mondo. Peccato!

La Kuras ha scelto invece di realizzare un biopic distaccato, formalmente molto classico, convenzionale e documentaristico, a metà strada fra un ritratto intimo e un affresco bellico.

Lee Miller infatti parte dallo spunto più che tradizionale di un’intervista in cui, in un’alternanza narrativa fra Passato e Presente, la protagonista racconta la sua vita in Europa prima e durante la guerra. Le sue “battaglie” per superare convenzioni e pregiudizi e riuscire a essere reporter dal Fronte. La sua testimonianza diretta dei combattimenti, della liberazione della Francia e di Parigi, dell’avanzata in Germania e delle atrocità e orrori dei campi di sterminio. Con un ruolo cucito su misura la Winslet porta il film sulle sue spalle e incarna con efficacia la rabbia e l’empatia del suo personaggio. La circonda uno stuolo di buoni secondi ruoli. Anche se la regista cerca di evitare i luoghi comuni, la messa in scena, il montaggio e il ritmo restano formali e dimostrativi, quasi distanti. Il film non esce quindi da una rappresentazione accademica e convenzionale che non innova il genere e nemmeno ci prova. Le emozioni, il soffio etico e le passioni sono troppo contenute. In sintesi, Lee Miller è un lavoro discreto, ben documentato e diretto in modo lineare ma nulla più di un compito ben eseguito anche se ben interpretato.

data di pubblicazione:15/03/2025


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